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Concorrenza sleale: l’apertura domenicale di un negozio in violazione di un provvedimento comunale non integra la fattispecie di cui all’art. 2598 n. 3 c.c.

Cassazione civile sez. I, 03/04/2020, n.7676

data: 23.04.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Cassazione, con sentenza emessa in data 3 aprile 2020, si è pronunciata sul ricorso proposto da un’associazione di categoria dei commercianti a tutela dei diritti dei propri associati, asseritamente lesi dalla condotta posta in essere da una società concorrente. In particolare, il ricorso ha avuto ad oggetto una sentenza che aveva negato la configurabilità di atti di concorrenza sleale di fronte alla condotta di una società che aveva proceduto all’apertura domenicale del proprio esercizio commerciale, pur in assenza dei presupposti richiesti da un’ordinanza comunale.

La Corte ha respinto il ricorso e confermato la decisione precedente, affermando che la semplice violazione di norme pubblicistiche non integra di per sé una condotta illecita ex art. 2598 n. 3 c.c., dovendosi al riguardo effettuare una distinzione tra le norme direttamente volte a porre limiti all’esercizio dell’attività imprenditoriale e le norme che impongono dei costi alle imprese operanti sul mercato (tra cui, ad esempio, le disposizioni che subordinano l’esercizio di determinate attività all’ottenimento di licenze o di autorizzazioni, implicanti dei costi). Infatti, mentre la violazione della prima tipologia di norme è sempre contraria ai principi di correttezza professionale, nel secondo caso tale violazione semplicemente precede (o meglio, può precedere) la perpetrazione di un illecito concorrenziale (per esempio volto a sostenere un ribasso dei prezzi o misure simili). In tale ipotesi, dunque, l’inosservanza della norma di diritto pubblico viene prima dell’atto di concorrenza sleale e non è sufficiente a integrarlo: occorrerà anche, e soprattutto, dimostrare che sono stati posti in essere atti concorrenziali potenzialmente lesivi dei diritti dei concorrenti, mediante il “malizioso e artificioso squilibrio delle condizioni di mercato” (ciò che, nel caso di specie, non è accaduto).

Concorrenza sleale: l’apertura domenicale di un negozio in violazione di un provvedimento comunale non integra la fattispecie di cui all’art. 2598 n. 3 c.c.

Cassazione civile sez. I, 03/04/2020, n.7676

data: 23.04.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Cassazione, con sentenza emessa in data 3 aprile 2020, si è pronunciata sul ricorso proposto da un’associazione di categoria dei commercianti a tutela dei diritti dei propri associati, asseritamente lesi dalla condotta posta in essere da una società concorrente. In particolare, il ricorso ha avuto ad oggetto una sentenza che aveva negato la configurabilità di atti di concorrenza sleale di fronte alla condotta di una società che aveva proceduto all’apertura domenicale del proprio esercizio commerciale, pur in assenza dei presupposti richiesti da un’ordinanza comunale.

La Corte ha respinto il ricorso e confermato la decisione precedente, affermando che la semplice violazione di norme pubblicistiche non integra di per sé una condotta illecita ex art. 2598 n. 3 c.c., dovendosi al riguardo effettuare una distinzione tra le norme direttamente volte a porre limiti all’esercizio dell’attività imprenditoriale e le norme che impongono dei costi alle imprese operanti sul mercato (tra cui, ad esempio, le disposizioni che subordinano l’esercizio di determinate attività all’ottenimento di licenze o di autorizzazioni, implicanti dei costi). Infatti, mentre la violazione della prima tipologia di norme è sempre contraria ai principi di correttezza professionale, nel secondo caso tale violazione semplicemente precede (o meglio, può precedere) la perpetrazione di un illecito concorrenziale (per esempio volto a sostenere un ribasso dei prezzi o misure simili). In tale ipotesi, dunque, l’inosservanza della norma di diritto pubblico viene prima dell’atto di concorrenza sleale e non è sufficiente a integrarlo: occorrerà anche, e soprattutto, dimostrare che sono stati posti in essere atti concorrenziali potenzialmente lesivi dei diritti dei concorrenti, mediante il “malizioso e artificioso squilibrio delle condizioni di mercato” (ciò che, nel caso di specie, non è accaduto).