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EUIPO: l’anonimato impedisce di considerare Banksy autore di “Flower Thrower”

data: 25.09.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Una sentenza dell’EUIPO pubblicata lo scorso 14 settembre ha statuito in merito alla tutelabilità di una delle più famose opere dello street artist Banksy, apparsa su un muro di Gerusalemme nel 2005 e nota come “Flower Thrower”. Il graffito, raffigurante un manifestante mascherato che lancia un mazzo di fiori, era stato oggetto di deposito di marchio presso l’EUIPO nel 2014. Tuttavia, nel 2018, un noto produttore di biglietti di auguri, intenzionato a utilizzare commercialmente quell’immagine sui propri prodotti, ha contestato l’attribuzione dei diritti di proprietà intellettuale all’artista, sostenendo che il deposito del marchio fosse avvenuto in malafede, ossia senza l’intenzione di utilizzarlo effettivamente per prodotti e servizi. Infatti, secondo quanto sostenuto dall’azienda ricorrente presso l’EUIPO, Banksy avrebbe aperto un pop-up store nella periferia di Londra, chiamato “Prodotto Interno Lordo” e non aperto al pubblico, ma accessibile limitatamente alle vetrine e al sito web, con l’unico intento di dimostrare un utilizzo del marchio per difendersi da eventuali contestazioni, senza che tale utilizzo fosse reale ed effettivo in relazione ai beni e servizi pertinenti.

Con la decisione in commento, l’EUIPO ha sposato le ragioni della ricorrente, affermando che nessun diritto può essere riconosciuto a un autore anonimo, a causa dell’impossibilità di attribuirgli con certezza una determinata opera. In altri termini, la scelta dell’anonimato impedirebbe il verificarsi delle condizioni giuridiche necessarie per il riconoscimento dell’autore dell’opera. Infatti, le leggi sul copyright impongono che l’autore dichiari se stesso proprietario dei propri lavori, ciò che obbligherebbe Banksy a svelare la propria identità.

Inoltre, l’Ufficio ha ritenuto che l’apertura nel pop-up dello street artist fosse effettivamente avvenuta in malafede, “probabilmente con l’intenzione meno poetica con cui sia mai stata fatta un’esposizione d’arte”, ossia di ottenere il riconoscimento del marchio e tutelarsi contro terzi. Di conseguenza, l’EUIPO ha invalidato il marchio ai sensi dell’articolo 59, paragrafo 1, lettera b), EUTMR in quanto registrato in malafede e ha condannato Banksy al pagamento delle spese legali.

Un precedente rilevante che imporrà una maggiore attenzione nella strategia delle aziende e anche degli artisti per la tutela dei propri diritti IP.

EUIPO: l’anonimato impedisce di considerare Banksy autore di “Flower Thrower”

data: 25.09.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Una sentenza dell’EUIPO pubblicata lo scorso 14 settembre ha statuito in merito alla tutelabilità di una delle più famose opere dello street artist Banksy, apparsa su un muro di Gerusalemme nel 2005 e nota come “Flower Thrower”. Il graffito, raffigurante un manifestante mascherato che lancia un mazzo di fiori, era stato oggetto di deposito di marchio presso l’EUIPO nel 2014. Tuttavia, nel 2018, un noto produttore di biglietti di auguri, intenzionato a utilizzare commercialmente quell’immagine sui propri prodotti, ha contestato l’attribuzione dei diritti di proprietà intellettuale all’artista, sostenendo che il deposito del marchio fosse avvenuto in malafede, ossia senza l’intenzione di utilizzarlo effettivamente per prodotti e servizi. Infatti, secondo quanto sostenuto dall’azienda ricorrente presso l’EUIPO, Banksy avrebbe aperto un pop-up store nella periferia di Londra, chiamato “Prodotto Interno Lordo” e non aperto al pubblico, ma accessibile limitatamente alle vetrine e al sito web, con l’unico intento di dimostrare un utilizzo del marchio per difendersi da eventuali contestazioni, senza che tale utilizzo fosse reale ed effettivo in relazione ai beni e servizi pertinenti.

Con la decisione in commento, l’EUIPO ha sposato le ragioni della ricorrente, affermando che nessun diritto può essere riconosciuto a un autore anonimo, a causa dell’impossibilità di attribuirgli con certezza una determinata opera. In altri termini, la scelta dell’anonimato impedirebbe il verificarsi delle condizioni giuridiche necessarie per il riconoscimento dell’autore dell’opera. Infatti, le leggi sul copyright impongono che l’autore dichiari se stesso proprietario dei propri lavori, ciò che obbligherebbe Banksy a svelare la propria identità.

Inoltre, l’Ufficio ha ritenuto che l’apertura nel pop-up dello street artist fosse effettivamente avvenuta in malafede, “probabilmente con l’intenzione meno poetica con cui sia mai stata fatta un’esposizione d’arte”, ossia di ottenere il riconoscimento del marchio e tutelarsi contro terzi. Di conseguenza, l’EUIPO ha invalidato il marchio ai sensi dell’articolo 59, paragrafo 1, lettera b), EUTMR in quanto registrato in malafede e ha condannato Banksy al pagamento delle spese legali.

Un precedente rilevante che imporrà una maggiore attenzione nella strategia delle aziende e anche degli artisti per la tutela dei propri diritti IP.