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I contratti di cessione dei diritti d’autore e l’equilibrio contrattuale

Cassazione civile, sez. I, 06/10/2020, n. 21498, Pres. Francesco Antonio Genovese, Est. Giulia Iofrida)

data: 16.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione inerente un contratto di cessione dei diritti d’autore. Nella fattispecie, l’erede di un noto compositore agiva in giudizio nei confronti di un’azienda editrice, per la risoluzione di un contratto avente ad oggetto la cessione dei diritti di sfruttamento economico di alcune composizioni musicali, a causa del grave inadempimento della convenuta.

La Corte ha evidenziato che, nella valutazione della gravità dell’inadempimento idoneo a determinare la risoluzione del contratto, occorre dare rilievo non soltanto all’elemento soggettivo, ossia alla condotta processuale ed extraprocessuale tenuta dalla casa editrice convenuta, ma anche all’elemento oggettivo consistente nell’incidenza dell’inadempimento sull’economia complessiva del rapporto contrattuale. Nella specie, la Cassazione ha ritenuto che la Corte di merito avesse correttamente valutato tutte le circostanze emerse, tanto oggettive quanto soggettive, dalle quali era possibile dedurre l’alterazione dell’equilibrio contrattuale, come ad esempio l’entità delle obbligazioni inadempiute dall’editore.

Inoltre, la Corte ha chiarito che il contratto di edizioni musicali, per la cessione dei diritti d’autore, è un contratto atipico cui si applicano soltanto le disposizioni degli artt. 107-114 della L. 133/1941 sul diritto d’autore, e non invece l’art. 119 sul contratto di trasferimento dei diritti di utilizzazione dell’opera: quest’ultima disposizione è infatti applicabile ai soli contratti di edizione, con riferimento alle pubblicazioni a stampa, cosicché “la decisione della controversia sui diritti e sugli obblighi delle parti si risolve in una “quaestio voluntatis” rimessa in massima parte all’interpretazione del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità ave adeguatamente motivata”.

I contratti di cessione dei diritti d’autore e l’equilibrio contrattuale

Cassazione civile, sez. I, 06/10/2020, n. 21498, Pres. Francesco Antonio Genovese, Est. Giulia Iofrida)

data: 16.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione inerente un contratto di cessione dei diritti d’autore. Nella fattispecie, l’erede di un noto compositore agiva in giudizio nei confronti di un’azienda editrice, per la risoluzione di un contratto avente ad oggetto la cessione dei diritti di sfruttamento economico di alcune composizioni musicali, a causa del grave inadempimento della convenuta.

La Corte ha evidenziato che, nella valutazione della gravità dell’inadempimento idoneo a determinare la risoluzione del contratto, occorre dare rilievo non soltanto all’elemento soggettivo, ossia alla condotta processuale ed extraprocessuale tenuta dalla casa editrice convenuta, ma anche all’elemento oggettivo consistente nell’incidenza dell’inadempimento sull’economia complessiva del rapporto contrattuale. Nella specie, la Cassazione ha ritenuto che la Corte di merito avesse correttamente valutato tutte le circostanze emerse, tanto oggettive quanto soggettive, dalle quali era possibile dedurre l’alterazione dell’equilibrio contrattuale, come ad esempio l’entità delle obbligazioni inadempiute dall’editore.

Inoltre, la Corte ha chiarito che il contratto di edizioni musicali, per la cessione dei diritti d’autore, è un contratto atipico cui si applicano soltanto le disposizioni degli artt. 107-114 della L. 133/1941 sul diritto d’autore, e non invece l’art. 119 sul contratto di trasferimento dei diritti di utilizzazione dell’opera: quest’ultima disposizione è infatti applicabile ai soli contratti di edizione, con riferimento alle pubblicazioni a stampa, cosicché “la decisione della controversia sui diritti e sugli obblighi delle parti si risolve in una “quaestio voluntatis” rimessa in massima parte all’interpretazione del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità ave adeguatamente motivata”.