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Il parere dell’Avvocato Generale Saugmandsgaard Øe sul ruolo degli internet service providers in caso di contenuti caricati da utenti in violazione del copyright

data: 11.09.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri svoltasi lo scorso 3 settembre 2020, Milano è stata scelta come città candidata ad ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti, mentre Torino è stata selezionata come sede principale per l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A). Nella nota pubblicata da Palazzo Chigi al termine del Consiglio si legge che

“L’obiettivo è creare una sinergia tra le due città e il Governo e allo stesso tempo consolidare l’asse nord-ovest del Paese: una strategia che renderebbe ancor più forti Milano e Torino e, con esse, l’Italia.

La scelta di Milano quale candidata per la terza sede centrale del Tribunale unificato dei Brevetti è una decisione strategica, in direzione di un ulteriore contributo italiano allo sviluppo e alla crescita dell’Unione europea. Sarebbe al fianco di Parigi e Monaco nel compito di registrare le nuove scoperte e soluzioni ideate nel campo delle scienze umane e del farmaceutico. 

Torino è stata invece scelta come sede principale per L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A), il network che coordinerà le varie attività di ricerca in questo campo e che costituirà uno dei tasselli principali della strategia definita dal Ministero per lo sviluppo economico (MISE).

Si tratta di una struttura di ricerca e trasferimento tecnologico capace di attrarre talenti dal mercato internazionale e, contemporaneamente, diventare un punto di riferimento per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Italia, in connessione con i principali trend tecnologici (tra cui 5G, Industria 4.0, Cybersecurity).

I settori principalmente coinvolti saranno quelli della manifattura e robotica, IoT, sanità, mobilità, agrifoood ed energia, Pubblica amministrazione,  cultura e digital humanities, aerospazio”.

Il parere dell’Avvocato Generale Saugmandsgaard Øe sul ruolo degli internet service providers in caso di contenuti caricati da utenti in violazione del copyright

data: 11.09.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Corte di Giustizia UE è stata chiamata ad affrontare la questione della responsabilità degli internet service providers (ISP), in relazione a due cause pendenti in Germania che contrappongono un produttore musicale e un gruppo editoriale, da un lato, e due famosi portali online dall’altro. Nello specifico, il primo caso riguarda la presenza online non autorizzata di una serie di video protetti da diritto d’autore e di titolarità di un produttore, mentre il secondo concerne il caricamento illegittimo di alcuni manuali editi da un noto gruppo editoriale su una piattaforma online. In entrambi i casi, pur essendo indubbia la sussistenza di una violazione del copyright, sorge il problema di determinare chi sia il soggetto responsabile e, in particolare, se tale responsabilità debba ricadere anche sugli ISP.

Sulla questione è stato recentemente pubblicato il parere dell’Avvocato Generale Saugmandsgaard Øe, il quale propone una soluzione che si pone in controtendenza rispetto agli ultimi orientamenti della CGUE e alla nuova Direttiva UE 2019/790 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale. Tuttavia, non potendosi applicare tale ultima direttiva, in quanto entrata in vigore in un tempo successivo, l’Avvocato Generale ha basato la propria disamina sulla Direttiva 2001/29 (“Infosoc”), sulla Direttiva 2000/31 (“ECommerce”) e sulla Direttiva 2004/48.

Nello specifico, il ragionamento dell’Avvocato parte dall’interrogativo se i portali web in causa effettuino o meno una “comunicazione al pubblico” ex art. 3.1 della Direttiva Infosoc e se quindi possano essere considerati responsabili per le violazioni del diritto d’autore verificatesi. In risposta a tale quesito, l’Avvocato Generale afferma che le piattaforme online in realtà non sono altro che degli intermediari, mentre l’atto di comunicazione al pubblico viene realizzato dagli utenti che vi caricano i contenuti protetti. In altri termini, non avendo l’ISP un ruolo attivo nella comunicazione, non dovrebbe ritenersi coinvolto.

Ciò premesso, l’Avvocato Generale sostiene che l’art. 3.1 della Direttiva Infosoc non dovrebbe essere interpretato nel senso di comprendere anche la responsabilità “secondaria” degli ISP, come è invece sostenuto da diversi precedenti della CGUE: esso infatti, secondo l’Avvocato, sarebbe volto ad armonizzare a livello europeo la sola responsabilità “primaria” degli utenti, mentre per la responsabilità “secondaria” si dovrebbero applicare le singole normative nazionali. Inoltre, l’Avvocato Generale evidenzia come, per poter considerare gli ISP come responsabili della violazione del copyright, occorrerebbe che essi abbiano effettiva conoscenza dell’illegalità del caricamento; conoscenza che, peraltro, non potrebbe essere presunta perché, se così fosse, si imporrebbe a carico degli ISP un obbligo di monitoraggio che contrasta col divieto in tal senso posto dall’art. 15.1 della Direttiva ECommerce.

Infine, l’Avvocato Generale richiama l’art. 14.1 della Direttiva ECommerce, contenente una deroga speciale alla responsabilità degli ISP, secondo cui essi non sono responsabili per i contenuti caricati dagli utenti a meno che non siano effettivamente a conoscenza della illiceità di questi o vi sia stata una segnalazione in tal senso volta a rimuoverli.