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Il report sulla proposta della Commissione UE inerente al nuovo Digital Markets Act

data: 05.03.2021
Area: Proprietà Intellettuale

Di recente il Joint Research Centre, servizio scientifico presente all’interno della Commissione Europea ed incaricato di fornire consulenze per i processi decisionali europei, ha pubblicato un report riguardante il Digital Markets Act (DMA), ossia la proposta di regolamento sui mercati digitali avanzata dalla Commissione Europea nell’ambito della più ampia proposta di riforma della disciplina dei servizi digitali UE (che include anche il Digital Services Act – DSA). Tale report, redatto da un gruppo di esperti economisti di alto livello, ha analizzato nel dettaglio le principali proposte contenute nel DMA, volte a disciplinare l’attività delle grandi piattaforme digitali che fanno da intermediari tra le imprese e i consumatori, al fine di affrontare efficacemente le pratiche anticoncorrenziali perpetrate su tali piattaforme e di tutelare gli utenti dai possibili abusi.

Ciò che emerge dal report è la sostanziale approvazione del DMA da parte del gruppo di esperti, concordi sulla necessità di integrare i classici strumenti utilizzati nella lotta alla concorrenza sleale online. Trova dunque approvazione la proposta di designare automaticamente le piattaforme con più di 45 milioni di utenti finali e più di 10.000 utenti business attivi su base mensile come “gatekeepers” e di prevedere una serie di obblighi a cui sottoporle ex ante. Gli esperti propongono tuttavia un perfezionamento del DMA sotto questo aspetto, suggerendo la creazione di a) una “black list” dei comportamenti considerati sempre anticoncorrenziali e dunque proibiti (es. il self-preferencing); b) una “grey list” delle pratiche che sono in linea di principio anti-competitive (es. il tying e il bundling), ma che possono essere ugualmente consentite laddove il gatekeeper riesca a dimostrare che esse non distorcono la concorrenza nel caso specifico.

Il report prosegue prendendo in considerazione le varie tipologie di comportamenti anticoncorrenziali esistenti ed esaminandoli in contesti specifici, come la pubblicità online, i servizi degli app store, la condivisione dei dati, le fusioni e acquisizioni, l’enforcement e l’equità. Per ognuno di questi aspetti, vengono evidenziati i punti di forza del DMA e le sue principali mancanze e/o debolezze, e vengono proposte eventuali strategie alternative o complementari. Ad esempio, per quanto concerne la pubblicità online, il report appoggia la scelta del DMA di imporre obblighi di trasparenza alle piattaforme, ma evidenzia anche la necessità di focalizzarsi su altri problemi strutturali e comportamentali. Analogamente, con riguardo alla condivisione dei dati, stante l’utilità di imporre obblighi di condivisione per ridurre il controllo esclusivo dei gatekeepers sui dati raccolti, il report propone di sostituire il diritto degli utenti alla portabilità dei dati (previsto dal DMA) con un diritto di accesso ai dati direttamente dai server delle piattaforme, per evitare tutti i problemi tecnici, giuridici ed economici connessi alla portabilità. Ancora, in tema di equità, il report concorda con le disposizioni FRAND del DMA, ma evidenzia che non sono state fornite precise definizioni di equità né sono stati forniti i mezzi per misurarla. Dunque, in linea generale, il report appoggia la visione del DMA offrendo considerazioni utili per renderne più coerente ed efficace l’impianto.

Per maggiori dettagli, il report è accessibile al seguente link:

http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC122910

Il report sulla proposta della Commissione UE inerente al nuovo Digital Markets Act

data: 05.03.2021
Area: Proprietà Intellettuale

Di recente il Joint Research Centre, servizio scientifico presente all’interno della Commissione Europea ed incaricato di fornire consulenze per i processi decisionali europei, ha pubblicato un report riguardante il Digital Markets Act (DMA), ossia la proposta di regolamento sui mercati digitali avanzata dalla Commissione Europea nell’ambito della più ampia proposta di riforma della disciplina dei servizi digitali UE (che include anche il Digital Services Act – DSA). Tale report, redatto da un gruppo di esperti economisti di alto livello, ha analizzato nel dettaglio le principali proposte contenute nel DMA, volte a disciplinare l’attività delle grandi piattaforme digitali che fanno da intermediari tra le imprese e i consumatori, al fine di affrontare efficacemente le pratiche anticoncorrenziali perpetrate su tali piattaforme e di tutelare gli utenti dai possibili abusi.

Ciò che emerge dal report è la sostanziale approvazione del DMA da parte del gruppo di esperti, concordi sulla necessità di integrare i classici strumenti utilizzati nella lotta alla concorrenza sleale online. Trova dunque approvazione la proposta di designare automaticamente le piattaforme con più di 45 milioni di utenti finali e più di 10.000 utenti business attivi su base mensile come “gatekeepers” e di prevedere una serie di obblighi a cui sottoporle ex ante. Gli esperti propongono tuttavia un perfezionamento del DMA sotto questo aspetto, suggerendo la creazione di a) una “black list” dei comportamenti considerati sempre anticoncorrenziali e dunque proibiti (es. il self-preferencing); b) una “grey list” delle pratiche che sono in linea di principio anti-competitive (es. il tying e il bundling), ma che possono essere ugualmente consentite laddove il gatekeeper riesca a dimostrare che esse non distorcono la concorrenza nel caso specifico.

Il report prosegue prendendo in considerazione le varie tipologie di comportamenti anticoncorrenziali esistenti ed esaminandoli in contesti specifici, come la pubblicità online, i servizi degli app store, la condivisione dei dati, le fusioni e acquisizioni, l’enforcement e l’equità. Per ognuno di questi aspetti, vengono evidenziati i punti di forza del DMA e le sue principali mancanze e/o debolezze, e vengono proposte eventuali strategie alternative o complementari. Ad esempio, per quanto concerne la pubblicità online, il report appoggia la scelta del DMA di imporre obblighi di trasparenza alle piattaforme, ma evidenzia anche la necessità di focalizzarsi su altri problemi strutturali e comportamentali. Analogamente, con riguardo alla condivisione dei dati, stante l’utilità di imporre obblighi di condivisione per ridurre il controllo esclusivo dei gatekeepers sui dati raccolti, il report propone di sostituire il diritto degli utenti alla portabilità dei dati (previsto dal DMA) con un diritto di accesso ai dati direttamente dai server delle piattaforme, per evitare tutti i problemi tecnici, giuridici ed economici connessi alla portabilità. Ancora, in tema di equità, il report concorda con le disposizioni FRAND del DMA, ma evidenzia che non sono state fornite precise definizioni di equità né sono stati forniti i mezzi per misurarla. Dunque, in linea generale, il report appoggia la visione del DMA offrendo considerazioni utili per renderne più coerente ed efficace l’impianto.

Per maggiori dettagli, il report è accessibile al seguente link:

http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC122910