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Il Tribunale di Milano sull’utilizzo di un segno quale keyword in un motore di ricerca

Tribunale di Milano, 17 agosto 2020, ord.

data: 30.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente ordinanza, il Tribunale di Milano si è pronunciato in una causa inerente all’utilizzo del segno di un concorrente quale parola chiave all’interno di un motore di ricerca. Nel caso di specie, al Tribunale era stato chiesta con ricorso l’emissione di un provvedimento di inibitoria ad un simile utilizzo non autorizzato del marchio altrui registrato, che in particolare si era concretato anche nell’inserimento del segno all’interno del titolo degli annunci pubblicitari della resistente. Il giudice, nel decidere, ha richiamato un caso risolto dalla Corte di Giustizia UE (causa C-323/09), secondo la quale l’uso del segno altrui quale parola chiave in un motore di ricerca è di per sé lecito, salvo quando “l’annuncio non consente o consente soltanto difficilmente all’utente di Internet normalmente informato e ragionevolmente attento di sapere se i prodotti o i servizi a cui l’annuncio si riferisce provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo oppure, al contrario, da un terzo“. In altri termini, come precisato dal Tribunale di Milano, il titolare di un marchio ha il diritto di vietarne l’uso all’interno di un motore di ricerca qualora ciò possa compromettere la funzione essenziale del marchio stesso, ossia quella di indicare la provenienza dei prodotti cui inerisce. Sulla scia di questo ragionamento, nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che la resistente non abbia fatto un uso descrittivo del marchio altrui, bensì ne abbia sfruttato indebitamente la notorietà, lasciando supporre l’esistenza di una qualche relazione commerciale con la società ricorrente.

Il Tribunale di Milano sull’utilizzo di un segno quale keyword in un motore di ricerca

Tribunale di Milano, 17 agosto 2020, ord.

data: 30.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente ordinanza, il Tribunale di Milano si è pronunciato in una causa inerente all’utilizzo del segno di un concorrente quale parola chiave all’interno di un motore di ricerca. Nel caso di specie, al Tribunale era stato chiesta con ricorso l’emissione di un provvedimento di inibitoria ad un simile utilizzo non autorizzato del marchio altrui registrato, che in particolare si era concretato anche nell’inserimento del segno all’interno del titolo degli annunci pubblicitari della resistente. Il giudice, nel decidere, ha richiamato un caso risolto dalla Corte di Giustizia UE (causa C-323/09), secondo la quale l’uso del segno altrui quale parola chiave in un motore di ricerca è di per sé lecito, salvo quando “l’annuncio non consente o consente soltanto difficilmente all’utente di Internet normalmente informato e ragionevolmente attento di sapere se i prodotti o i servizi a cui l’annuncio si riferisce provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo oppure, al contrario, da un terzo“. In altri termini, come precisato dal Tribunale di Milano, il titolare di un marchio ha il diritto di vietarne l’uso all’interno di un motore di ricerca qualora ciò possa compromettere la funzione essenziale del marchio stesso, ossia quella di indicare la provenienza dei prodotti cui inerisce. Sulla scia di questo ragionamento, nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che la resistente non abbia fatto un uso descrittivo del marchio altrui, bensì ne abbia sfruttato indebitamente la notorietà, lasciando supporre l’esistenza di una qualche relazione commerciale con la società ricorrente.