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Il Tribunale UE sul carattere distintivo del marchio

Tribunale UE, sentenza del 10 febbraio 2021 (causa T-341/20)

data: 18.02.2021
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente sentenza, il Tribunale UE è tornato ad esprimersi sulla valutazione del carattere distintivo di un marchio di cui è richiesta la registrazione. Nel respingere un ricorso proposto contro una precedente decisione dell’EUIPO che negava la distintività del marchio denominativo in questione, il Tribunale ha richiamato il principio secondo cui il carattere distintivo di un marchio, ai sensi dell’art. 7, par. 1, lettera b), del regolamento 2017/1001, implica che tale marchio consenta di identificare il prodotto di cui si chiede la registrazione come proveniente da una determinata società, quindi di distinguere tale prodotto da quelli di altre società.

Ciò premesso, il Tribunale ha ribadito che il carattere distintivo di un marchio deve essere valutato, da un lato, in relazione ai prodotti o servizi per i quali è richiesta la registrazione e, dall’altro lato, in relazione alla percezione del pubblico di riferimento. Nel caso di specie, il pubblico individuato era quello di professionisti anglofoni con un grado di attenzione medio-alto (a seconda del prezzo, della natura e della destinazione d’uso del prodotto), come correttamente stabilito nel grado precedente dalla commissione di ricorso dell’EUIPO. Il Tribunale ha inoltre ricordato che, nella valutazione del carattere distintivo, occorre sempre tenere conto dell’impressione complessiva che il marchio produce, pur restando comunque utile esaminare ciascuno degli elementi costitutivi del marchio stesso. Nel caso di specie, il marchio era composto da due parole tipicamente utilizzate sul mercato per descrivere un certo tipo di dispositivo: di conseguenza, il consumatore di riferimento avrebbe percepito il marchio come indicativo di quel tipo di dispositivo, non come indicativo dell’origine commerciale dello stesso.

Pertanto, non essendo il marchio in parola utile per denotare l’origine commerciale del prodotto ma soltanto per indicare il tipo di prodotto o il suo uso nel settore di riferimento, il Tribunale UE ha confermato l’assenza di carattere distintivo e la carenza dei presupposti per la registrazione.

Il Tribunale UE sul carattere distintivo del marchio

Tribunale UE, sentenza del 10 febbraio 2021 (causa T-341/20)

data: 18.02.2021
Area: Proprietà Intellettuale

Con una recente sentenza, il Tribunale UE è tornato ad esprimersi sulla valutazione del carattere distintivo di un marchio di cui è richiesta la registrazione. Nel respingere un ricorso proposto contro una precedente decisione dell’EUIPO che negava la distintività del marchio denominativo in questione, il Tribunale ha richiamato il principio secondo cui il carattere distintivo di un marchio, ai sensi dell’art. 7, par. 1, lettera b), del regolamento 2017/1001, implica che tale marchio consenta di identificare il prodotto di cui si chiede la registrazione come proveniente da una determinata società, quindi di distinguere tale prodotto da quelli di altre società.

Ciò premesso, il Tribunale ha ribadito che il carattere distintivo di un marchio deve essere valutato, da un lato, in relazione ai prodotti o servizi per i quali è richiesta la registrazione e, dall’altro lato, in relazione alla percezione del pubblico di riferimento. Nel caso di specie, il pubblico individuato era quello di professionisti anglofoni con un grado di attenzione medio-alto (a seconda del prezzo, della natura e della destinazione d’uso del prodotto), come correttamente stabilito nel grado precedente dalla commissione di ricorso dell’EUIPO. Il Tribunale ha inoltre ricordato che, nella valutazione del carattere distintivo, occorre sempre tenere conto dell’impressione complessiva che il marchio produce, pur restando comunque utile esaminare ciascuno degli elementi costitutivi del marchio stesso. Nel caso di specie, il marchio era composto da due parole tipicamente utilizzate sul mercato per descrivere un certo tipo di dispositivo: di conseguenza, il consumatore di riferimento avrebbe percepito il marchio come indicativo di quel tipo di dispositivo, non come indicativo dell’origine commerciale dello stesso.

Pertanto, non essendo il marchio in parola utile per denotare l’origine commerciale del prodotto ma soltanto per indicare il tipo di prodotto o il suo uso nel settore di riferimento, il Tribunale UE ha confermato l’assenza di carattere distintivo e la carenza dei presupposti per la registrazione.