INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

La Corte Suprema USA conferma il risarcimento per gli street artist nel caso 5Pointz

data: 30.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una recente sentenza, ha riconosciuto una tutela di diritto d’autore agli street artist, rigettando il ricorso presentato dai proprietari di un famoso edificio, situato a Long Island City nel Queens (NY) e ricoperto di graffiti che erano stati intenzionalmente distrutti dai ricorrenti.

Il caso è sorto nei primi anni ’90, quando un noto imprenditore ha concesso ad un gruppo di artisti di strada di utilizzare i muri di un vecchio complesso industriale di sua proprietà per la realizzazione legale delle loro opere. In virtù di questa autorizzazione, gli artisti hanno iniziato a creare i propri murales e in breve tempo hanno trasformato il sito, noto con il nome di 5Pointz, in un vero e proprio spazio espositivo di street art, visitato da artisti e appassionati provenienti da tutto il mondo.

Addirittura, a partire dal 2002 la realizzazione di graffiti è stata guidata dall’artista Jonathan Cohen, divenuto una sorta di “curatore” dell’arte di strada del luogo.

I primi problemi sono sorti quando, nel 2013, i proprietari dell’immobile hanno comunicato di voler demolire la proprietà per fare spazio a un insieme di condomini. A seguito di tale decisione, infatti, un gruppo di artisti ha instaurato una causa per impedire la distruzione delle opere d’arte presenti, invocando il Visual Artists Rights Act, 17 U.S.C. § 106A (noto come VARA), secondo il quale gli artisti hanno il diritto, in determinate circostanze, di impedire la distruzione di “opere di riconosciuta levatura”. Tuttavia, nel corso di quella causa, i proprietari del sito hanno improvvisamente imbiancato gli edifici di 5Pointz, distruggendo così tutte le opere.

A seguito di ciò, nel 2015 un nuovo gruppo di artisti ha agito in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni, sostenendo che non soltanto l’imbiancatura non era necessaria, ma aveva altresì impedito agli artisti la possibilità di rimuovere, conservare o documentare il proprio lavoro. Dopo che nel 2017 una giuria ha stabilito che i diritti degli artisti secondo il VARA erano stati violati e che il proprietario del sito aveva agito con dolo, all’inizio del 2018 un giudice ha riconosciuto agli attori un risarcimento pari a 6,75 dollari per la distruzione delle loro opere. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, che ha emesso la sua decisione il 20 febbraio 2020.

Contro tale ultima decisione i proprietari dell’immobile hanno presentato ricorso, che la Corte Suprema ha rigettato con la sentenza in commento emessa in data 5 ottobre 2020. Con questa decisione, la Corte ha confermato la somma liquidata dal giudice precedente a titolo di risarcimento, affermando che la street art, indipendentemente dalla sua natura effimera, è arte in quanto tale e dunque merita tutela ai sensi del VARA laddove riesca a raggiungere una “statura riconosciuta”. Riprendendo la motivazione dei giudici d’appello, infatti, la Corte ha affermato che ciò che rileva è la qualità artistica, dunque un’opera può considerarsi di statura riconosciuta quando è di alta qualità, status o calibro ed è riconosciuta tale da una comunità. La comunità pertinente, nel caso in esame, è la comunità artistica degli street artist, degli storici dell’arte, degli esperti, dei critici ecc., che hanno riconosciuto il valore delle opere di 5Pointz. Inoltre, conclude la Corte, il VARA non distingue tra opere temporanee e permanenti.

La Corte Suprema USA conferma il risarcimento per gli street artist nel caso 5Pointz

data: 30.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una recente sentenza, ha riconosciuto una tutela di diritto d’autore agli street artist, rigettando il ricorso presentato dai proprietari di un famoso edificio, situato a Long Island City nel Queens (NY) e ricoperto di graffiti che erano stati intenzionalmente distrutti dai ricorrenti.

Il caso è sorto nei primi anni ’90, quando un noto imprenditore ha concesso ad un gruppo di artisti di strada di utilizzare i muri di un vecchio complesso industriale di sua proprietà per la realizzazione legale delle loro opere. In virtù di questa autorizzazione, gli artisti hanno iniziato a creare i propri murales e in breve tempo hanno trasformato il sito, noto con il nome di 5Pointz, in un vero e proprio spazio espositivo di street art, visitato da artisti e appassionati provenienti da tutto il mondo.

Addirittura, a partire dal 2002 la realizzazione di graffiti è stata guidata dall’artista Jonathan Cohen, divenuto una sorta di “curatore” dell’arte di strada del luogo.

I primi problemi sono sorti quando, nel 2013, i proprietari dell’immobile hanno comunicato di voler demolire la proprietà per fare spazio a un insieme di condomini. A seguito di tale decisione, infatti, un gruppo di artisti ha instaurato una causa per impedire la distruzione delle opere d’arte presenti, invocando il Visual Artists Rights Act, 17 U.S.C. § 106A (noto come VARA), secondo il quale gli artisti hanno il diritto, in determinate circostanze, di impedire la distruzione di “opere di riconosciuta levatura”. Tuttavia, nel corso di quella causa, i proprietari del sito hanno improvvisamente imbiancato gli edifici di 5Pointz, distruggendo così tutte le opere.

A seguito di ciò, nel 2015 un nuovo gruppo di artisti ha agito in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni, sostenendo che non soltanto l’imbiancatura non era necessaria, ma aveva altresì impedito agli artisti la possibilità di rimuovere, conservare o documentare il proprio lavoro. Dopo che nel 2017 una giuria ha stabilito che i diritti degli artisti secondo il VARA erano stati violati e che il proprietario del sito aveva agito con dolo, all’inizio del 2018 un giudice ha riconosciuto agli attori un risarcimento pari a 6,75 dollari per la distruzione delle loro opere. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, che ha emesso la sua decisione il 20 febbraio 2020.

Contro tale ultima decisione i proprietari dell’immobile hanno presentato ricorso, che la Corte Suprema ha rigettato con la sentenza in commento emessa in data 5 ottobre 2020. Con questa decisione, la Corte ha confermato la somma liquidata dal giudice precedente a titolo di risarcimento, affermando che la street art, indipendentemente dalla sua natura effimera, è arte in quanto tale e dunque merita tutela ai sensi del VARA laddove riesca a raggiungere una “statura riconosciuta”. Riprendendo la motivazione dei giudici d’appello, infatti, la Corte ha affermato che ciò che rileva è la qualità artistica, dunque un’opera può considerarsi di statura riconosciuta quando è di alta qualità, status o calibro ed è riconosciuta tale da una comunità. La comunità pertinente, nel caso in esame, è la comunità artistica degli street artist, degli storici dell’arte, degli esperti, dei critici ecc., che hanno riconosciuto il valore delle opere di 5Pointz. Inoltre, conclude la Corte, il VARA non distingue tra opere temporanee e permanenti.