INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

La Corte UE sull’utilizzo di un’opera protetta da diritto d’autore come elemento di prova in un procedimento giudiziario tra privati

Corte di Giustizia UE, Quinta Sezione, sentenza 28 ottobre 2020, causa C-637/19

data: 07.11.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Lo scorso 28 ottobre, la Corte di Giustizia UE si è pronunciata sulla domanda proposta nell’ambito di una controversia instaurata in Svezia da un soggetto, titolare dei diritti d’autore su una fotografia, contro un altro soggetto accusato di aver utilizzato indebitamente tale fotografia. Nello specifico, il procedimento principale verteva sul fatto che il convenuto aveva trasmesso al giudice di primo grado, tramite posta elettronica, una copia della pagina del sito web del ricorrente, contenente la fotografia in questione, per essere utilizzata come elemento di prova nel procedimento stesso. Alla Corte è stato dunque chiesto di interpretare la direttiva sul diritto d’autore, per valutare se sia lecita la trasmissione ad un organo giurisdizionale di un’opera protetta, per via elettronica, a titolo di elemento di prova nell’ambito di un procedimento giudiziario tra privati.

Innanzitutto, la norma comunitaria in gioco è l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, secondo il quale «Gli Stati membri riconoscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente».

In proposito, la Corte ha dapprima richiamato una propria costante giurisprudenza, secondo cui la nozione di «comunicazione al pubblico» consta di due elementi cumulativi, ossia un atto di comunicazione dell’opera e la sua comunicazione al pubblico. Con riguardo al primo elemento, è atto di comunicazione qualsiasi atto con il quale un utilizzatore, conscio delle conseguenze del proprio comportamento, dia accesso a opere protette, ciò che sicuramente accade laddove un’opera tutelata sia trasmessa ad un organo giurisdizionale via e-mail. Invece, con riferimento al secondo elemento, occorre che le opere protette siano effettivamente comunicate a un “pubblico”, ossia a un numero indeterminato e piuttosto considerevole di persone (la Corte parla di “gente in generale”, senza limitazioni ad individui specifici appartenenti a gruppi privati).

Nel caso di specie, la Corte afferma che la comunicazione dell’opera era rivolta a un gruppo ben definito e limitato di persone, consistente nell’insieme di professionisti che esercitano le proprie funzioni nell’interesse pubblico, pertanto non poteva essere qualificata come “comunicazione al pubblico”. Di conseguenza, l’art. 3, par. 1, della direttiva 2001/29/CE deve essere interpretato nel senso che la nozione di «comunicazione al pubblico» non riguarda la trasmissione a un organo giurisdizionale, per via elettronica, di un’opera protetta, come elemento di prova nell’ambito di un procedimento giudiziario tra privati. Questa soluzione, come precisato dalla Corte, permette un equo bilanciamento tra il diritto di proprietà intellettuale e gli altri diritti fondamentali, tra i quali il diritto a un ricorso effettivo ex art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

La Corte UE sull’utilizzo di un’opera protetta da diritto d’autore come elemento di prova in un procedimento giudiziario tra privati

Corte di Giustizia UE, Quinta Sezione, sentenza 28 ottobre 2020, causa C-637/19

data: 07.11.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Lo scorso 28 ottobre, la Corte di Giustizia UE si è pronunciata sulla domanda proposta nell’ambito di una controversia instaurata in Svezia da un soggetto, titolare dei diritti d’autore su una fotografia, contro un altro soggetto accusato di aver utilizzato indebitamente tale fotografia. Nello specifico, il procedimento principale verteva sul fatto che il convenuto aveva trasmesso al giudice di primo grado, tramite posta elettronica, una copia della pagina del sito web del ricorrente, contenente la fotografia in questione, per essere utilizzata come elemento di prova nel procedimento stesso. Alla Corte è stato dunque chiesto di interpretare la direttiva sul diritto d’autore, per valutare se sia lecita la trasmissione ad un organo giurisdizionale di un’opera protetta, per via elettronica, a titolo di elemento di prova nell’ambito di un procedimento giudiziario tra privati.

Innanzitutto, la norma comunitaria in gioco è l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, secondo il quale «Gli Stati membri riconoscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente».

In proposito, la Corte ha dapprima richiamato una propria costante giurisprudenza, secondo cui la nozione di «comunicazione al pubblico» consta di due elementi cumulativi, ossia un atto di comunicazione dell’opera e la sua comunicazione al pubblico. Con riguardo al primo elemento, è atto di comunicazione qualsiasi atto con il quale un utilizzatore, conscio delle conseguenze del proprio comportamento, dia accesso a opere protette, ciò che sicuramente accade laddove un’opera tutelata sia trasmessa ad un organo giurisdizionale via e-mail. Invece, con riferimento al secondo elemento, occorre che le opere protette siano effettivamente comunicate a un “pubblico”, ossia a un numero indeterminato e piuttosto considerevole di persone (la Corte parla di “gente in generale”, senza limitazioni ad individui specifici appartenenti a gruppi privati).

Nel caso di specie, la Corte afferma che la comunicazione dell’opera era rivolta a un gruppo ben definito e limitato di persone, consistente nell’insieme di professionisti che esercitano le proprie funzioni nell’interesse pubblico, pertanto non poteva essere qualificata come “comunicazione al pubblico”. Di conseguenza, l’art. 3, par. 1, della direttiva 2001/29/CE deve essere interpretato nel senso che la nozione di «comunicazione al pubblico» non riguarda la trasmissione a un organo giurisdizionale, per via elettronica, di un’opera protetta, come elemento di prova nell’ambito di un procedimento giudiziario tra privati. Questa soluzione, come precisato dalla Corte, permette un equo bilanciamento tra il diritto di proprietà intellettuale e gli altri diritti fondamentali, tra i quali il diritto a un ricorso effettivo ex art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.