INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Sulla qualificazione come “normale” del grado di carattere distintivo intrinseco di un marchio anteriore

Tribunale UE, sentenza 05/10/2020, causa T-602/19

data: 16.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con sentenza emessa in data 5 ottobre 2020, il Tribunale dell’Unione Europea, nel valutare la sussistenza del rischio di confusione tra due segni, ha avuto modo di soffermarsi sulla questione della qualificazione come “normale” del grado di carattere distintivo intrinseco del marchio anteriore.

L’intervento del Tribunale è stato sollecitato dopo che la quarta commissione di ricorso dell’EUIPO, chiamata a pronunciarsi sulla vertenza, aveva ritenuto che i segni in conflitto fossero visivamente e foneticamente simili, oltreché in sé privi di alcun significato concettuale. In particolare, aveva affermato che la componente linguistica principale in comune tra i segni (il termine “natura”) avesse una portata semantica debolmente distintiva. Per quanto riguarda il marchio anteriore, essa aveva ritenuto che, considerato nel suo insieme, nonostante la presenza di un elemento linguistico debolmente distintivo, tale marchio avesse un “normale grado di carattere distintivo intrinseco”. Di conseguenza la commissione, tenendo conto da un lato del principio di interdipendenza e somiglianza complessiva dei segni e identità dei prodotti e, dall’altro lato, del normale grado di carattere distintivo del marchio anteriore, aveva concluso nel senso di ritenere sussistente il rischio di confusione tra i segni, considerando probabile che una parte significativa del pubblico dell’UE, anche se attento, potesse essere indotta a credere che i prodotti provenissero dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate.

Il Tribunale, dopo aver ritenuto il grado di somiglianza tra i due segni in questione basso sia sul piano visivo e fonetico sia sul piano concettuale, ha messo in evidenza che il termine “normale” utilizzato dell’EUIPO in riferimento al grado di carattere distintivo intrinseco di un marchio anteriore è particolarmente ambiguo, in quanto il carattere distintivo minimo disponibile per qualsiasi marchio può essere modulato nella sua intensità secondo il grado di carattere distintivo del marchio in questione. Nella specie, dunque, il Tribunale ha affermato che, se in virtù della sua semplice registrazione il marchio anteriore aveva un minimo carattere distintivo intrinseco, ciò non consente di escludere che esso sia comunque debole. Ciò significa che, considerato nel suo insieme, il marchio anteriore ha un carattere distintivo intrinseco basso. Sulla base di questo ragionamento, dunque, il Tribunale UE ha annullato la decisione impugnata e disconosciuto la sussistenza di un rischio di confusione.

Sulla qualificazione come “normale” del grado di carattere distintivo intrinseco di un marchio anteriore

Tribunale UE, sentenza 05/10/2020, causa T-602/19

data: 16.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Con sentenza emessa in data 5 ottobre 2020, il Tribunale dell’Unione Europea, nel valutare la sussistenza del rischio di confusione tra due segni, ha avuto modo di soffermarsi sulla questione della qualificazione come “normale” del grado di carattere distintivo intrinseco del marchio anteriore.

L’intervento del Tribunale è stato sollecitato dopo che la quarta commissione di ricorso dell’EUIPO, chiamata a pronunciarsi sulla vertenza, aveva ritenuto che i segni in conflitto fossero visivamente e foneticamente simili, oltreché in sé privi di alcun significato concettuale. In particolare, aveva affermato che la componente linguistica principale in comune tra i segni (il termine “natura”) avesse una portata semantica debolmente distintiva. Per quanto riguarda il marchio anteriore, essa aveva ritenuto che, considerato nel suo insieme, nonostante la presenza di un elemento linguistico debolmente distintivo, tale marchio avesse un “normale grado di carattere distintivo intrinseco”. Di conseguenza la commissione, tenendo conto da un lato del principio di interdipendenza e somiglianza complessiva dei segni e identità dei prodotti e, dall’altro lato, del normale grado di carattere distintivo del marchio anteriore, aveva concluso nel senso di ritenere sussistente il rischio di confusione tra i segni, considerando probabile che una parte significativa del pubblico dell’UE, anche se attento, potesse essere indotta a credere che i prodotti provenissero dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate.

Il Tribunale, dopo aver ritenuto il grado di somiglianza tra i due segni in questione basso sia sul piano visivo e fonetico sia sul piano concettuale, ha messo in evidenza che il termine “normale” utilizzato dell’EUIPO in riferimento al grado di carattere distintivo intrinseco di un marchio anteriore è particolarmente ambiguo, in quanto il carattere distintivo minimo disponibile per qualsiasi marchio può essere modulato nella sua intensità secondo il grado di carattere distintivo del marchio in questione. Nella specie, dunque, il Tribunale ha affermato che, se in virtù della sua semplice registrazione il marchio anteriore aveva un minimo carattere distintivo intrinseco, ciò non consente di escludere che esso sia comunque debole. Ciò significa che, considerato nel suo insieme, il marchio anteriore ha un carattere distintivo intrinseco basso. Sulla base di questo ragionamento, dunque, il Tribunale UE ha annullato la decisione impugnata e disconosciuto la sussistenza di un rischio di confusione.