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Violazione del diritto d’autore: l’EUIPO pubblica un nuovo studio

data: 18.12.2020
Area: Proprietà Intellettuale

“Online copyright infringement in the European Union – Title-level study: film, music and tv” è il titolo di un report recentemente pubblicato dall’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale dell’EUIPO. Questo studio fa seguito a una relazione pubblicata verso la fine del 2019, la quale aveva evidenziato come il fenomeno della pirateria fosse in leggera diminuzione, pur continuando a destare preoccupazione (notizia di riferimento: https://www.quorumlegal.com/news/news-proprieta-intell/i-risultati-del-report-euipo-sulla-violazione-online-del-copyright/).

Questo secondo report effettua un’approfondita analisi del consumo di contenuti piratati negli Stati Membri, a livello di singoli titoli o di singoli artisti e produttori. In particolare, vengono utilizzati i dati inerenti al consumo di film, musica e serie TV piratati in un periodo tra il gennaio e il settembre 2018, al fine di identificare i contenuti creativi più soggetti a pirateria, anche a seconda del Paese d’accesso e di altre variabili rilevanti. Per i tre tipi di contenuti menzionati viene dunque presentata un’analisi descrittiva e, nel caso della pirateria cinematografica, viene effettuata anche un’analisi econometrica dei fattori che influenzano il modello tipico di pirateria, per identificare i tipi di film più suscettibili di essere visionati illegalmente. Dallo studio in parola è emerso come la pirateria interessi principalmente lavori creativi di recente produzione e pubblicazione.

Nel caso del cinema, sono stati individuati due modelli. Nel primo, la pirateria segue il successo commerciale del film anche a livello di distribuzione internazionale: ne risultano dunque più colpite le pellicole statunitensi, seguite da quelle inglesi, francesi e italiane (insieme, questi quattro Paesi rappresentano il 96% dei contenuti piratati all’interno dell’UE). Nel secondo modello, invece, risultano colpiti i contenuti cinematografici che hanno avuto successo nel Paese di produzione ma non sono stati distribuiti a livello internazionale: in questo caso, la pirateria coinvolge perlopiù i Paesi dove i film in questione non sono usciti.

Anche per la musica è emerso un rapporto tra il successo commerciale di un brano e la pirateria, ma con uno scarto temporale: infatti, ad esempio, i contenuti più venduti nel 2017 sono risultati essere i più piratati del 2018.

Diversi sono invece i risultati per le serie TV. Esse sono risultate i contenuti più spesso soggetti a pirateria, ma tuttavia non sembra sussistere una relazione stringente con la popolarità o il successo dell’opera: delle 30 serie maggiormente piratate, solo 5 compaiono anche tra le più popolari.

Violazione del diritto d’autore: l’EUIPO pubblica un nuovo studio

data: 18.12.2020
Area: Proprietà Intellettuale

“Online copyright infringement in the European Union – Title-level study: film, music and tv” è il titolo di un report recentemente pubblicato dall’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale dell’EUIPO. Questo studio fa seguito a una relazione pubblicata verso la fine del 2019, la quale aveva evidenziato come il fenomeno della pirateria fosse in leggera diminuzione, pur continuando a destare preoccupazione (notizia di riferimento: https://www.quorumlegal.com/news/news-proprieta-intell/i-risultati-del-report-euipo-sulla-violazione-online-del-copyright/).

Questo secondo report effettua un’approfondita analisi del consumo di contenuti piratati negli Stati Membri, a livello di singoli titoli o di singoli artisti e produttori. In particolare, vengono utilizzati i dati inerenti al consumo di film, musica e serie TV piratati in un periodo tra il gennaio e il settembre 2018, al fine di identificare i contenuti creativi più soggetti a pirateria, anche a seconda del Paese d’accesso e di altre variabili rilevanti. Per i tre tipi di contenuti menzionati viene dunque presentata un’analisi descrittiva e, nel caso della pirateria cinematografica, viene effettuata anche un’analisi econometrica dei fattori che influenzano il modello tipico di pirateria, per identificare i tipi di film più suscettibili di essere visionati illegalmente. Dallo studio in parola è emerso come la pirateria interessi principalmente lavori creativi di recente produzione e pubblicazione.

Nel caso del cinema, sono stati individuati due modelli. Nel primo, la pirateria segue il successo commerciale del film anche a livello di distribuzione internazionale: ne risultano dunque più colpite le pellicole statunitensi, seguite da quelle inglesi, francesi e italiane (insieme, questi quattro Paesi rappresentano il 96% dei contenuti piratati all’interno dell’UE). Nel secondo modello, invece, risultano colpiti i contenuti cinematografici che hanno avuto successo nel Paese di produzione ma non sono stati distribuiti a livello internazionale: in questo caso, la pirateria coinvolge perlopiù i Paesi dove i film in questione non sono usciti.

Anche per la musica è emerso un rapporto tra il successo commerciale di un brano e la pirateria, ma con uno scarto temporale: infatti, ad esempio, i contenuti più venduti nel 2017 sono risultati essere i più piratati del 2018.

Diversi sono invece i risultati per le serie TV. Esse sono risultate i contenuti più spesso soggetti a pirateria, ma tuttavia non sembra sussistere una relazione stringente con la popolarità o il successo dell’opera: delle 30 serie maggiormente piratate, solo 5 compaiono anche tra le più popolari.