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Le restrizioni introdotte dall’Ungheria in capo ad alcune organizzazioni che beneficiano di un sostegno estero sono illegittime perché contrastano con il TFUE e con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, 18 giugno 2020 Sentenza nella Causa C-78/18. Commissione c. Ungheria

data: 07.08.2020
Area: Societario, Fusioni ed Acquisizioni

Nella sentenza emessa dalla CGUE nel procedimento Commissione c. Ungheria, la Grande Sezione ha accolto il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea rilevando che l’Ungheria avrebbe introdotto restrizioni discriminatorie e ingiustificate nei confronti di alcune organizzazioni e delle persone che le sostenevano. In particolare, l’Ungheria aveva imposto ad alcune specifiche categorie di organizzazioni, che beneficiano direttamente o indirettamente di un sostegno estero di importo superiore a una certa soglia, degli obblighi di registrazione, di dichiarazione e di pubblicità e, in aggiunta, aveva previsto la possibilità di applicare sanzioni nell’ipotesi in cui tali obblighi non fossero stati rispettati. Sul punto, la Corte di Giustizia ha chiarito che tali restrizioni contrastano con gli obblighi incombenti agli Stati membri in forza della libertà di circolazione dei capitali di cui all’articolo 63 TFUE nonché degli articoli 7, 8 e 12 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, relativi al diritto al rispetto della vita privata e familiare, al diritto alla protezione dei dati di carattere personale e al diritto alla libertà di associazione.

Le restrizioni introdotte dall’Ungheria in capo ad alcune organizzazioni che beneficiano di un sostegno estero sono illegittime perché contrastano con il TFUE e con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, 18 giugno 2020 Sentenza nella Causa C-78/18. Commissione c. Ungheria

data: 07.08.2020
Area: Societario, Fusioni ed Acquisizioni

Nella sentenza emessa dalla CGUE nel procedimento Commissione c. Ungheria, la Grande Sezione ha accolto il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea rilevando che l’Ungheria avrebbe introdotto restrizioni discriminatorie e ingiustificate nei confronti di alcune organizzazioni e delle persone che le sostenevano. In particolare, l’Ungheria aveva imposto ad alcune specifiche categorie di organizzazioni, che beneficiano direttamente o indirettamente di un sostegno estero di importo superiore a una certa soglia, degli obblighi di registrazione, di dichiarazione e di pubblicità e, in aggiunta, aveva previsto la possibilità di applicare sanzioni nell’ipotesi in cui tali obblighi non fossero stati rispettati. Sul punto, la Corte di Giustizia ha chiarito che tali restrizioni contrastano con gli obblighi incombenti agli Stati membri in forza della libertà di circolazione dei capitali di cui all’articolo 63 TFUE nonché degli articoli 7, 8 e 12 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, relativi al diritto al rispetto della vita privata e familiare, al diritto alla protezione dei dati di carattere personale e al diritto alla libertà di associazione.